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Pionieri. Gli italiani in Brasile e il mito della frontiera - Piero Brunello - copertina
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Pionieri. Gli italiani in Brasile e il mito della frontiera - Piero Brunello - copertina

Descrizione


Gli italiani che emigrarono nel Brasile meridionale tra il 1875 e il 1915 furono mandati a vivere in mezzo a foreste subtropicali, dove nessun europeo aveva mai messo piede. Foreste così in Italia esistevano solo nelle fiabe. C’erano giaguari e altri animali feroci, e mancava tutto quello a cui anche i contadini più poveri erano stati abituati in patria: centri abitati, osterie, chiese, mulini, fucine del fabbro, farmacie. E poi c'erano gli indios...Le famiglie dei pionieri costruirono capanne rialzate da terra per tenere lontani i giaguari. Gli uomini giravano armati. La foresta venne incendiata e sulla cenere si seminò il granturco. Qualche volta, gli indios più giovani vennero catturati e ridotti in schiavitù. Agli incroci delle piste che si addentravano nella selva comparvero una chiesa, uno spaccio di cachaça (il distillato della canna da zucchero), una bottega in cui si trovava un po' di tutto, dai chiodi alle sementi.E gli indios che prima vivevano in quelle foreste? Lo sguardo dell'antropologo e la sensibilità dello storico svelano i modi e i tempi dell'urto sanguinoso tra i pionieri e le diverse tribù indigene, ma non solo: il libro di Piero Brunello ricostruisce anche la trama del mito nazionalista e cattolico della frontiera che, da allora in avanti, ha filtrato la realtà della colonizzazione italiana, offuscandone gli aspetti più aggressivi, e lasciando in primo piano il quadro di una società di capifamiglia tenaci, laboriosi, devoti. Ne nasce un racconto intenso e avvincente, meno edificante forse, ma dai contorni assai più veri.

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Dettagli

1994
25 aprile 1994
XII-124 p., ill.
9788879890717

Voce della critica


scheda di Corti, P., L'Indice 1994, n.10

È stato già scritto sull'emigrazione italiana, sui suoi intrecci con la colonizzazione e il colonialismo e sugli interessi di vari soggetti economici e politici relativi a questi fenomeni; e non mancano neppure, in molte ricostruzioni storiche attuali e nella più colorita aneddotica del passato, i riferimenti ai contrastati rapporti tra i nativi delle foreste del Brasile e gli italiani che nel corso dell'Ottocento si insediarono in massima parte nella regione brasiliana di Santa Catarina. In "Pionieri", Piero Brunello trae spunto proprio da questa letteratura e si ispira a una tradizione storiografica spesso ancora frammentaria per disegnare una storia davvero sorprendente dell'immigrazione italiana nel grande paese sudamericano. Svelandone i retroscena finora sottaciuti, l'autore decostruisce e dissacra infatti quell'immagine oleografica della frontiera e quella figura dell'immigrato "buon capofamiglia" che erano state divulgate dalla propaganda cattolica e nazionalista alla fine dell'Ottocento e durante le celebrazioni coloniali del primo quarto del Novecento. Le iniziali cacce agli indigeni e la cattura delle loro donne e dei loro bambini a opera di tanti mitici pionieri dell'emigrazione ottocentesca - provenienti per lo più dall'Italia nordorientale - cessarono solo quando queste più esplicite atrocità cedettero il passo ai successivi tentativi di cristianizzazione e di integrazione da parte di religiosi o di speculatori; mentre la forsennata conquista della terra messa in opera da una colonia di famiglie italiane che cresceva a dismisura condannò la foresta tropicale a una sconsiderata e inesorabile distruzione mediante ripetuti incendi e depauperanti metodi di coltivazione.

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